[Introduzione] La poesia della matematica

July 4, 2008 – 3:09 pm

L’introduzione alla mia tesina sulla matematica :) .

La poesia della matematica

La poesia è semplicemente il modo più bello, più emozionante e assai più efficace di narrare qualcosa”,

Mattehew Arnold

La parola matematica deriva dal greco ed è traducibile con i termini “scienza”, “conoscenza” o “apprendimento”; μαθηματικός (mathematikós) significa “incline ad apprendere”.

La matematica ha una lunga tradizione presso tutti i popoli; è stata la prima disciplina a raggiungere lo status di scienza; ha progressivamente ampliato gli argomenti della sua indagine ed esteso i settori ai quali può fornire aiuti computazionali e di modellizzazione. In talune lingue e in talune situazioni, difatti, al termine singolare si preferisce il plurale matematiche.

La potenza e la generalità dei risultati della matematica le ha reso l’appellativo di regina delle scienze: ogni disciplina scientifica o tecnica, dalla fisica all’ingegneria, dall’economia all’informatica, fa largo uso degli strumenti di analisi, di calcolo e di modellizzazione offerti dalla matematica.

Prendiamo ad esame un esempio pratico, per sfatare il mito dell’astrattezza del pensiero matematico. Considerazione un normale bicchiere: tracciando la funzione, su un sistema di assi cartesiano, che definisca metà contorno d’esso, tramite un banale integrale definito, possiamo calcolare il suo volume (si eleva la funzione al quadrato, si moltiplica per pi-greco e si integra facendo si che la metà sagoma, delimitata dalla funzione e da uno degli assi, ruoti attorno quest’ultimo conferendogli tre dimensioni e donandoci il suo volume). Quest’applicazione è una delle tante matematiche che riveste particolare importanza in ambito pratico…

Posso infine chiarire l’importanza del linguaggio della matematica partendo da un noto episodio della Bibbia. Ci fu un’epoca in cui, secondo quanto narra l’Antico Testamento, l’intera popolazione terrestre parlava un unico idioma. Questo elemento unificatore facilitava la collaborazione a tal punto che gli abitanti del globo decisero di impegnarsi in un progetto apparentemente irrealizzabile: costruire nella città di Babele una torre così alta che sarebbe bastato scalarla per raggiungere il cielo. Era un atto d’imperdonabile superbia, e Dio non tardò a riversare la propria ira sugli avventati peccatori. Risparmiò loro la vita, ma non il linguaggio: tutto quello che il Signore fece per costringere gli empi ad abbandonare la loro impresa fu “confondere la loro lingua, perché non comprendessero più l’uno la lingua dell’altro”. A distanza di millenni, noi stiamo ancora balbettando. Secondo i glottologi, ai giorni nostri nel mondo si parlano circa 1500 lingue diverse. E mentre nessuno sosterrebbe che questa molteplicità di idiomi sia la sola ragione della mancanza di unità fra gli uomini, è comunque vero che tale dato di fatto è un ostacolo per una maggiore collaborazione reciproca. Per ricordarci questa scomoda realtà nessun esempio è più calzante delle Nazioni Unite. All’inizio degli anni ’40, nel periodo di formazione di questo ente, alcuni funzionari proposero che a tutti i diplomatici fosse richiesto di parlare la medesima lingua: tale obbligo avrebbe agevolato i negoziati costituendo un elemento simbolico di armonia universale. I vari Stati membri però si opposero, essendo tutti poco inclini a rinunciare alla propria identità linguistica, e si giunse così a un compromesso linguistico… Nel corso degli anni sono stati effettuati almeno trecento tentativi di inventare e diffondere una lingua universale. Tuttavia, com’è dimostrato dai milioni di individui che la parlano correttamente e dai risultati storici conseguiti grazie allo sforzo comune, si può asserire che la lingua più parlata a livello globale è in assoluto la matematica. Benché essa non ci abbia consentito di costruire una torre di Babele, ha però condotto l’umanità a conquiste che un tempo apparivano altrettanto irraggiungibili: l’elettricità, il volo aereo, la bomba nucleare, l’atterraggio dell’uomo sulla Luna, nonché la comprensione del significato della vita e della morte. Nel linguaggio della matematica le equazioni sono come poesia: dimostrano dati reali con ineguagliabile precisione, trasmettono quantità di informazioni in tempi relativamente brevi; e spesso la loro comprensione è inaccessibile ai profani. E come la poesia tradizionale ci aiuta a sondare dentro noi stessi, allo stesso modo la poesia matematica ci aiuta a vedere molto al di là di noi stessi: sino a raggiungere i misteri dell’invisibile, dell’astratto, i limiti dell’inimmaginabile… Atto di piena concretizzazione di questo raggiungimento è forse rappresentato dal meraviglioso ed ancora misterioso paesaggio di Rienmann

  1. One Response to “[Introduzione] La poesia della matematica”

  2. Hello.
    :)

    Martha Louise, who is the only daughter of King Harald and Queen Sonja, gave up the title of ‘royal highness’ upon her 2002 marriage to writer Ari, and has a reputation for not standing on ceremony.
    Bye.

    By heigeorbibela on Oct 14, 2008

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